COMUNE
DI CARMIGNANO
PROVINCIA
DI PRATO
PROSPEZIONI
GEOFISICHE
PER
RICERCHE ARCHEOLOGICHE NELL'AREA DELLE NECROPOLI DI
CAMPO
ROSELLO E CAMPO DEI FAGIANI
IN
LOCALITÀ ARTIMINO
SOPRINTENDENZA
AI BENI
ARCHEOLOGICI
DELLA TOSCANA
Coordinatori
per la Soprintendenza:
D.ssa
Gabriella Poggesi
D.ssa
Elisabetta Bocci
Dr
Pasquino Pallecchi
Rapporto tecnico n. 612/01
di
GIANFRANCO CENSINI
associato
a:
EAGE - EUROPEAN
ASSOCIATION OF GEOSCIENTISTS & ENGINEERS - Geophysical
Division
EEGS - ENVIRONMENTAL
AND ENGINEERING GEOPHYSICAL SOCIETY
Con la collaborazione per l'indagine
gradiometrica di
GIANFRANCO MORELLI
GEOSTUDI ASTIER - Livorno
Gennaio-Febbraio 2001

Società per
l’esplorazione geofisica del sottosuolo
Via E. Fermi, 8 - 53048 SINALUNGA (SI)
Tel. 0577 / 67.99.73 Fax. 0577 / 63.23.42
http://www.georisorse.it - E-mail : georisorse@iol.it
PREMESSA
Nel mese di Gennaio 2001 sono state eseguite
alcune prospezioni geofisiche, come interventi promozionali e dimostrativi
delle potenzialità di tali metodologie di esplorazione per la Soprintendenza ai
Beni Archeologici della Toscana, nell'area archeologica di "Campo
Rosello", ubicata a Sud della Villa Medicea di Artimino, in Comune di
Carmignano (PO).
Le suddette prospezioni sono state eseguite
sotto la supervisione della Soprintendenza ed in particolare della D.ssa
Gabriella Poggesi, della D.ssa Elisabetta Bocci e del Dr Pasquino Pallecchi. La
D.ssa E. Bocci, in particolare, ha seguito direttamente le operazioni di
acquisizione dati sul terreno che si sono svolte nella seconda metà del mese di
Gennaio.
Lo scopo delle indagini geofisiche, eseguite
su due differenti aree con metodologie diverse, oltre alla dimostrazione
tecnica e metodologica, era quello di fornire elementi ed indizi per la
migliore programmazione di nuovi scavi archeologici in zone già parzialmente
esplorate. In particolare, un'area - identificata come "campo
rosello" - è interessata da numerose evidenze di tombe a tumulo, in parte
scavate nella roccia arenacea presente e coperte da materiale argilloso; mentre
nell'altra area, denominata come "campo dei fagiani", sono presenti
indizi della presenza di sepolture di urne cinerarie in cotto.
Proprio in considerazione delle differenti
tipologie di reperti che si ritiene siano presenti nelle due zone, sono state
utilizzate differenti metodologie di indagine:
1. nell'area delle tombe a tumulo di Campo Rosellosi è
ritenuto di effettuare le indagini con la finalità di individuare le coperture
di terreni più argillosi, presumibilmente più conduttivi del substrato
arenaceo;
2. nell'area del "campo dei fagiani", invece
si è utilizzata una metodologia idonea a mettere in evidenza oggetti magnetici
quali i resti di cotto che, in genere presentano una elevata suscettività
magnetica.
METODOLOGIE DI
PROSPEZIONE UTILIZZATE
Metodo Elettromagnetico
Come accennato in premessa per l'esplorazione
di cui all'oggetto è stata utilizzata la prospezione Elettromagnetica in quanto
permette di evidenziare la presenza di differenze nella conducibilità in zone
del sottosuolo rispetto al contesto circostante.
La metodologia utilizzata rientra tra quelle
operanti nel frequency domain con dispositivo Slingram;
in particolare è stato impiegato il sistema GEONICS EM 34-3 che permette
esplorazioni su varie profondità tra 5÷7 m fino ad oltre 50 m dal p.c.

Schema dell’attrezzatura utilizzata
Principio di funzionamento del sistema
Il sistema utilizzato sfrutta il fenomeno
fisico dell'induzione elettromagnetica che si verifica nei corpi conduttori
di elettricità quando un'onda elettromagnetica (EM), propagandosi nello spazio,
attraversa tale corpo.
In particolare si può determinare la
presenza del corpo conduttore nel sottosuolo eseguendo misure in superficie con
vari dispositivi, quello in questione opera secondo lo schema riportato in
questa pagina.
· un apparato trasmittente (Tx) invia nello spazio
circostante, tramite un'antenna opportunamente orientata, un segnale a
frequenza costante e di ampiezza grossomodo uniforme;
· un apparato ricevente (Rx) posto ad una distanza
predefinita (10, 20 o 40 m) riceve:
1-il segnale EM
mediante una specifica antenna, orientata in accordo con quella trasmittente;
2-un segnale di
riferimento, via cavo, direttamente dall'antenna trasmittente.
· il segnale ricevuto tramite l'antenna
risulterà, in assenza di conduttori nella zona circostante gli apparati,
perfettamente in fase ed attenuato per la quantità dipendente dalla distanza,
rispetto a quello ricevuto via cavo; nella realtà, invece, i fenomeni di
induzione nei terreni conduttivi presenti nel sottosuolo provocano una maggiore
alterazione del segnale ricevuto. (vedi seguente diagramma)

Onda trasmessa ed onda ricevuta
L'analisi dell'alterazione del segnale porta
alla determinazione della conducibilità apparente dello spazio circostante che,
nelle esplorazioni di superficie, si può indicare per il sottosuolo della zona
in esame. Questo fatto viene spiegato con il fenomeno dell'induzione
elettromagnetica che produce una circolazione di corrente secondo spire
virtuali che tendono a concentrarsi nelle zone a maggiore conducibilità
e, pertanto, producono una maggiore alterazione del segnale all'antenna
ricevente.
Con un tale sistema l'esplorazione del
sottosuolo avviene con elevata velocità dato che non è necessario il contatto
diretto tra terreno e strumentazione, quindi si evitano tutti i problemi
connessi con la realizzazione di un efficace contatto tra sensori e terreno.
Operativamente la misura viene effettuata
tramite una operazione di compensazione dell'alterazione in ampiezza mediante
la variazione della distanza tra le antenne Trasmittente e Ricevente
(intercoil), quando lo strumento indica che tale correzione è stata effettuata,
sullo stesso si può leggere il valore di conducibilità apparente che compete al
sottosuolo in tale posizione.
Il valore risultante viene, arbitrariamente,
riferito al sottosuolo nel punto di stazione del Trasmettitore (dove è massima
la potenza del segnale), tuttavia è necessario tener presente che il risultato
è dipendente anche dalla posizione del Ricevitore e dalla forma dell’oggetto
anomalo.
Infatti, mentre nel caso di situazioni
anomale molto estese la variazione reciproca delle posizioni dei due apparati
non comporta variazioni significative dei risultati delle misure, nel caso di
anomalie molto ristrette (dimensioni inferiori al dispositivo) e sviluppate
secondo una direzione preferenziale, i valori possono essere molto differenti
tra un caso e l'altro. Anche al variare dell’angolo tra la linea del
dispositivo e la linea di allungamento dell’oggetto anomalo si hanno notevoli
variazioni del valore misurato; quindi è opportuno valutare i risultati non
solo in base all’entità dei valori, ma anche in funzione delle dimensioni e
delle caratteristiche delle situazioni anomale.
Metodo Magnetometrico
L’altro metodo utilizzato in questa indagine
è stato quello magnetometrico messo in opera con lo schema della misura del
gradiente verticale del campo naturale.
La misura dell'intensità del campo magnetico
terrestre può avvenire mediante vari schemi tecnici, quello più diffuso è il
metodo della misura della frequenza di oscillazione di molecole di elementi
particolari (ad esempio idrocarburi, vapori di cesio, vapori di potassio, …)
che costituiscono un preciso dipolo magnetico. Queste molecole, se orientate in
direzione ortogonale alla direzione del campo magnetico terrestre, tendono a
riallinearsi a questa direzione quando il campo magnetico esterno viene
interrotto: durante questo riallineamento oscillano con una frequenza che è
direttamente proporzionale alla intensità del campo magnetico naturale.
La misura del gradiente verticale può essere
effettuata semplicemente mediante due sensori che, contemporaneamente, ed a
distanza nota, eseguono la misura dell'intensità del campo magnetico. La
differenza tra questi due valori, in rapporto alla distanza di separazione,
porta alla determinazione del suddetto gradiente.
L'utilità della misura del gradiente deriva
dal fatto che il campo magnetico naturale è un vettore definito da una
intensità e da una direzione, anomalie di modeste dimensioni possono risultare
più evidenti nella deformazione della direzione del vettore che non nel suo
modulo (intensità).
La variazione di direzione comporta che
varino in maniera sostanziale le componenti orizzontali e verticale in cui si
può scomporre il vettore campo magnetico, quindi la misura del gradiente
verticale può essere correlata direttamente alla misura della anomalia della
componente verticale del vettore, quindi risulta molto più sensibile che non la
semplice misura dell'intensità
Operativamente la misura del gradiente
verticale richiede una maggiore attenzione rispetto alla misura del campo
totale in quanto è necessario mantenere il più possibile verticale
l'allineamento dei due sensori e costante la distanza degli stessi dalla
superficie del terreno.
In termini pratici i moderni strumenti
permettono di acquisire i dati con elevata velocità di campionamento (anche
diverse misure al secondo). Nel caso specifico è stato utilizzato un passo di
campionamento di una misura al secondo che ha portato ad un campionamento medio
di circa un punto di misura ogni 50 cm dato che l'operatore ha mantenuto un
passo di circa 1 metro ogni 2 secondi.
L'ubicazione delle misure stesse viene
riferita ad una griglia di punti segnati, nella registrazione dei dati, da
makers di riferimento mediante i quali la strumentazione riporta tutte le
misure intermedie alle progressive corrispondenti con una semplice
interpolazione lineare.
ELABORAZIONE ED INTERPRETAZIONE DEI
RISULTATI
Per quanto riguarda il metodo
elettromagnetico, come già accennato nei precedenti paragrafi, l’elaborazione
dei dati acquisiti in campagna prevede, dapprima una correzione con un
algoritmo in funzione della linearità strumentale delle antenne, quindi una
georeferenziazione in base a coordinate metriche relative ( o in alcuni casi
assolute UTM) rispetto al grid a maglia regolare preparato per la corretta
posizione delle misure stesse.
Dai valori x, y e resistività apparente, si
costruisce una mappa di resistività della superficie indagata, espressione di
profondità del sottosuolo che varia al variare dell’intercoil tra le antenne
utilizzato nell’esecuzione delle misure.
Anche nel caso delle misure magnetometriche
l'ubicazione dei dati deve essere effettuata successivamente all'acquisizione
in maniera da georeferenziare le informazioni acquisite.
In entrambi i casi l'interpretazione dei
dati ottenuti avviene sulla base delle rappresentazioni planimetriche delle
variazioni dei vari parametri misurati (conducibilità o resistività per
l'elettromagnetismo ; anomalie del gradiente o dell'intensità per la
magnetometria). Queste mappe sono, generalmente, presentate con adeguate scale
cromatiche o tecniche di enfatizzazione del contrasto in modo da far risaltare
gli aspetti che vengono ritenuti più importanti.
L'interpretazione quantitativa con modelli
geofisici del sottosuolo può avvenire per entrambi i metodi utilizzati,
tuttavia, in contesti di piccole dimensioni come quelli in oggetto si tende ad
indicare le aree anomale meritevoli di esplorazioni dirette indicando le
profondità presunte, mentre una modellizzazione vera e propria può avere
significato nel caso di esplorazioni a fini geologici.
OPERAZIONI ESEGUITE E RISULTATI
CONSEGUITI
1 - AREA DELLA NECROPOLI A TUMULI DI
CAMPO ROSELLO
In quest'area si è eseguita l'indagine
elettromagnetica mediante stazioni di misura ai nodi di una maglia di 5 metri
di lato ottenuta dalla interpolazione di punti di stazione rispetto ad una
griglia di 10 metri di lato evidenziata da picchetti posizionanti con la
precisione dello squadro agrimensorio. In Tavola
n. 1 la griglia dei picchetti è sovrapposta
ad alcuni elementi chiari dell'area di indagine.

Il dispositivo operante è stato quello ad
intercoil 10 metri, che indicativamente permette un’esplorazione del sottosuolo
sui 5-6 metri di profondità. Le misure sono state eseguite su 262 punti di
stazione. Alcuni punti sono risultati palesemente disturbati (recinzioni in
lamiera, reti, ecc) ed i relativi dati sono stati esclusi dalle elaborazioni.
Nella Foto seguente si illustra una fase delle operazioni di misura.
I dati acquisiti sono stati convertiti in
valori di resistività apparente e gli stessi sono stati utilizzati per la
redazione della mappa di resistività riportata nella Tavola n. 2 sovrapposta
alla stessa base topografica schematica. Una scala di colori che va dal blu per
le zone a bassa resistività fino al rosso per quelle ad alta resistività
facilità la comprensione delle variazioni locali della stessa.
In particolare si nota che tutta la zona
Ovest è caratterizzata da valori mediamente più elevati rispetto a quella Est e
la distinzione delle due aree sembra seguire un andamento orientato circa
NW-SE, sub-parallelo alla direzione del crinale. In questa variazione progressiva
si possono, tuttavia, individuare alcune variazioni locali che possono
rappresentare motivi di interesse. In particolare le zone di relativa
diminuzione della resistività sono quelle di maggior interesse in quanto si può
ipotizzare che siano presenti terreni argillosi superficiali utilizzati per la
formazione del tumulo.
Nella Tavola n.
3 sono state indicate tre aree di relativo
interesse, tutte di dimensioni comprese tra 100 e 200 mq che, forse sono troppo
estese per una programmazione degli scavi successivi, tuttavia possono essere
oggetto di una prima esplorazione diretta con altre tecniche di indagine prima
dello scavo vero e proprio.
La priorità indicata tiene conto anche della
presenza nella zona 1 di una morfologia superficiale favorevole alla presenza
del tumulo.
Nella zona 2, invece, la maggiore estensione
potrebbe derivare dalla congiunzione di due zone anomale.
2 - AREA DEL "CAMPO DEI
FAGIANI"
In quest'area si è eseguita l'indagine magnetometrica mediante la misura del gradiente verticale su una superficie di circa 1340 mq (20 x 67 m) dove era stata, precedentemente effettuata una picchettatura ai nodi di una maglia di 5 metri di lato. (Dopo le operazioni di acquisizione i picchetti sono stati lasciati solo ogni 10 metri). L'ubicazione dell'area di misura e dei picchetti lasciati, in rapporto alla strada vicinale limitrofa alla zona stessa, vengono indicati nella Tavola n. 4.

Le stazioni di misura sono state posizionate
lungo profili a cadenza di un metro e, come anzi detto, ogni 50 cm circa lungo
i profili. Complessivamente sono risultate utilizzabili oltre 3000 stazioni di
misura (3007).
Da questi dati è stato possibile ottenere
due mappe rappresentative della situazione del campo magnetico : la mappa del
campo totale, riportata nella Tavola n.5, e la mappa del gradiente verticale, riportata nella
Tavola n.6.
Per quanto riguarda il Campo Magnetico
Totale, questo è risultato variabile nel range tra 46400 e 46450 nanoTesla (nT)
ad eccezione di alcuni punti leggermente oltre questi limiti. La mappa
riportata nella Tavola n. 5 evidenzia una generale omogeneità dei valori ad
eccezione di quattro zone di maggiore eterogeneità dei valori, una alle
coordinate N10-15; W5-10, un'altra alle coordinate N20-25;W15-20, ed altre due
zone molto vicine localizzate alle coordinate N40-55;W5-15.
Per quanto concerne i dati relativi al gradiente
verticale si nota che la variabilità è molto più marcata, ciò conferma che
questa misura è molto più sensibile rispetto alla misura del campo magnetico
totale. La variabilità risulta compresa nel range tra -10 nT/m e +10 nT/m con
alcune decine di valori di picco oltre questi limiti.
Nella Tavola n.
6 l'andamento del gradiente verticale è
evidenziato mediante una scala di colori simile a quella del Campo Totale.
Per una migliore visione dell'andamento di
questo parametro è stata utilizzata anche la tecnica di rappresentazione a
"rilievo ombreggiato" - vedi Tavola n. 7 - dove i valori misurati rappresentano una
superficie fisica illuminata da una luce radente che evidenzia le sue
ondulazioni e permette di enfatizzare direzioni ritenute di maggior interesse
rispetto ad altre.
In questa mappa sono immediatamente visibili
una decina di punti di anomalia, abbastanza localizzati, meritevoli di indagini
dirette, già programmabili in base a questi dati. Infatti la ideale posizione
dell'oggetto anomalo responsabile dell'anomalia è intorno al punto di flesso
tra il lobo positivo (a sud) e quello negativo (a nord) dell'anomalia stessa.
Particolarmente evidenti sono le zone
anomale ubicate alle coordinate: N48;W13 - N59;W13 - N35;W18 - N27;W17 -
N18;W16 - N10;W17 - N4;W18 - N24;W0 - N65;W4 - N13;W4.
Le suddette zone di anomalia rappresentano,
con priorità pari alla sequenza dell'elenco, quelle meritevoli di indagini
dirette con esplorazione, in ognuna, di "quadri" di almeno 2 x 2
metri.
Nella Tavola n.
8, infine, oltre ai suddetti 10
"quadri" ne vengono indicati altri 10 con importanza minore, che
potrebbero, tuttavia risultare di interesse per eventuali successivi scavi o
per ampliare alcune delle aree di maggior interesse.
Sinalunga,
Febbraio 2001
Dr Geol.
Gianfranco Censini